| Dall’atmosfera fiabesca del Bosco di Sant’Antonio, un bosco “difesa” dove faggi secolari dalle forme bizzarre sembrano vigilare sul cammino, alla cresta panoramica che domina Pescocostanzo e la Majella. |
Dati Tecnici |
- Partenza: Parcheggio Bosco di Sant’Antonio (1300 m circa)
- Arrivo: Vetta Monte Pizzalto (1966 m)
- Dislivello: 700 m circa
- Tempo di percorrenza: 3h 30′ / 4h (A/R)
- Difficoltà: EAI (Facile/Media)
. L’itinerario è intuitivo ma richiede un minimo di allenamento per superare il dislivello nel bosco.
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Il Percorso |
L’incanto del Bosco di Sant’Antonio |
| La prima parte dell’itinerario si svolge all’interno del bosco. Qui le ciaspole sono fondamentali se la neve è fresca: camminerete tra alberi monumentali, a volte con il caratteristico portamento “a candelabro”. Questi alberi possiedono questo particolare aspetto per cause antropiche. Infatti in passato questi alberi venivano capitozzati per ricavare frasche verdi da dare in pasto al bestiame quando scarseggiava l’erba fresca, sul finire dell’estate. |
La salita nel fitto della faggeta |
| Usciti dalla zona dei faggi secolari, il sentiero inizia a salire in modo più deciso. È il momento in cui il bosco si fa più fitto e il silenzio diventa assoluto. In questo tratto è interessante osservare le tracce degli animali (lupi, cervi, caprioli) che frequentano assiduamente questa zona del Parco Nazionale della Maiella. |
La Cresta e lo sguardo sugli Altopiani |
| Una volta usciti dal bosco, lo scenario cambia radicalmente. La vegetazione si dirada e si guadagna la cresta del Pizzalto. Da qui la vista è mozzafiato: a Nord la maestosa Majella, a Sud i Monti della Meta e sotto di voi l’incantevole borgo di Pescocostanzo che sembra un presepe. La vetta, in assenza di vento è il punto perfetto per una sosta rigenerante al sole. |
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Equipaggiamento e Consigli |
- Ciaspole e Bastoncini: Indispensabili nel bosco per non sprofondare e in cresta per avere stabilità.
- Abbigliamento a cipolla: All’interno del bosco sarete riparati dal vento e suderete di più, ma una volta in cresta il vento degli altopiani può essere pungente. Portate sempre un guscio antivento.
- Dopo l’escursione: Una visita a Pescocostanzo è d’obbligo. La cultura del territorio fa parte dell’esperienza escursionistica tanto quanto la salita in vetta.
Un tuffo nella Storia: I segreti dello Stazzo Macchiaduni |
| Mentre risaliamo il versante del Pizzalto, incrociamo i resti dello Stazzo Macchiaduni. Oggi appare come un tranquillo luogo di sosta per le greggi, ma nell’Ottocento queste radure erano il teatro di una storia molto più turbolenta. |
| Dopo l’Unità d’Italia, queste montagne divennero il rifugio ideale per le bande di briganti. La fitta vegetazione del Bosco di Sant’Antonio e la posizione strategica tra gli Altopiani Maggiori e la Majella rendevano Macchiaduni un punto di osservazione perfetto. |
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| Camminare oggi su questi sentieri significa calpestare la storia: dai pastori della transumanza che per secoli hanno solcato questi tratturi, ai “fuorilegge” che vedevano in queste vette l’ultimo baluardo di libertà. |


