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Santo Stefano di Sessanio è un comune italiano di 116 abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Il Comune faceva parte della Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli ed è compreso all'interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, costituendone di fatto una delle porte di accesso nella sua parte meridionale. Fa parte del Club dei Borghi più belli d'Italia.

Il borgo è situato nell'entroterra abruzzese, nel parte meridionale del massiccio del Gran Sasso d'Italia, al di sotto della vasta piana di Campo Imperatore, in posizione panoramica verso la valle del Tirino da una parte e la bassa Conca aquilana dall'altra, ad una altitudine di poco superiore ai 1200 m s.l.m.

Il territorio del comune si allunga a nord lungo la piana di Campo Imperatore fino a raggiungere il gruppo del Monte Prena, la massima elevazione del comune. A nord poco sotto il paese si apre una piccola piana, sovrastata da monti, adibita alla coltivazione di patate e legumi tra cui la famosa lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, oltre alla presenza di un piccolo lago con canneto alimentato dallo scioglimento delle nevi.

È raggiungibile dalla strada statale 17 svoltando in prossimità di Barisciano o, in alternativa, di San Pio delle Camere, oppure da Ofena-Capestrano. Da nord è inoltre possibile arrivare al paese attraversando Campo Imperatore e superando il valico di Capo di Serre oppure da Vado di Sole (passando poi per Capo di Serre) provenendo da Castelli o Farindola. Una strada secondaria asfaltata raggiunge la parte sud-ovest di Campo Imperatore innestandosi sulla strada statale 17 bis. Transita qui un tratto della grande Ippovia del Gran Sasso.

Storia

Veduta del pianoro sottostante con il laghetto Le prime notizie di contrade comprese nel territorio comunale di Santo Stefano di Sessanio di proprietà del monastero di S. Vincenzo al Volturno le dobbiamo appunto al Chronicon Vulturnense e risalgono all'inizio del IX secolo.

La prima notizia certa dell'esistenza dell'insediamento detto Santo Stefano è dell'anno 1239.

L'opera capillare degli ordini monastici determina un aumento delle terre coltivabili, il ripopolamento delle campagne anche ad alte quote, nonché la nascita e il consolidamento di borghi fortificati, tanto più sicuri quanto più in posizione elevata.

Dal XIII secolo Santo Stefano fu compreso nel distretto feudale denominato Baronia di Carapelle che includeva anche Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio, Calascio e Rocca Calascio. Santo Stefano seguì le vicende storiche della baronia fino al 1806, anno di abolizione della feudalità. Il borgo divenne dominio nell'ordine delle famiglie Pagliara, Plessis, Colonna, Celano, Caldora, Accrocciamuro, Todeschini Piccolomini, Del Pezzo, Cattaneo, Medici, Borbone.

Nel 1474 sotto gli Aragonesi, l'abolizione della tassa sugli animali e il riordino dei pascoli di Puglia consentono un forte sviluppo della pastorizia e della transumanza al punto che in quell'anno Santo Stefano, Calascio, Rocca Calascio e Carapelle hanno nella dogana di Puglia ben 94.070 pecore.

Costanza, figlia unica di Innico Piccolomini, cedette la Baronia di Carapelle a Francesco I de' Medici Granduca di Toscana, nel 1579. Queste terre apparterranno ai Medici fino al 1743. In questo periodo Santo Stefano raggiunge il massimo splendore come base operativa della Signoria di Firenze per il fiorente commercio della lana "carfagna", qui prodotta e poi lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa.

Vista del paese e del pianoro d'inverno Nel XIX secolo con l'Unità d'Italia e la privatizzazione delle terre del Tavoliere delle Puglie ha termine l'attività millenaria della transumanza e inizia un processo di decadenza del borgo che vede fortemente ridotta la popolazione a causa del fenomeno dell'emigrazione. Nel XXI secolo l'antico borgo sta avendo una rinascita, grazie al turismo, incentivato dalla politica dei sindaci che si sono susseguiti, grazie alla volontà dei pochi giovani rimasti che, volontariamente, hanno dato il loro contributo alla pro-loco dalla fine degli anni sessanta fino ad oggi e grazie ai primi investimenti dei residenti. Nel 1994 è arrivato in paese un giovane imprenditore, Daniele Elow Kihlgren, milanese di origini svedesi, che ha acquistato una piccola parte del borgo per realizzarci un albergo diffuso ed ha attirato, grazie alla pubblicità, l'interesse di altri investitori, facendo sviluppare in modo considerevole tutte le attività della zona.

Il 6 aprile 2009 il paese è stato colpito dal terremoto che ha abbattuto la Torre Medicea, simbolo del borgo, e alcune abitazioni, danneggiandone molte altre. Il costo per il restauro della torre è stato stimato intorno al milione di Euro, per un periodo di intervento di circa 2 anni.

Origini del nome Il toponimo Santo Stefano ha assunto la specificazione "di Sessanio" con Regio Decreto del 21/4/1863 n. 1273. La tesi più accreditata è che essa derivi da una corruzione di Sextantio, piccolo insediamento romano situato nei pressi dell'attuale abitato, forse distante sei miglia da un più importante villaggio romano.

Monumenti e luoghi d'interesse

Torre medicea

La Chiesa Madre di Santo Stefano di Sessanio

Palazzo rinascimentale del borgo medievale Borgo medievale Sezione vuota

Torre medicea Torre di avvistamento documentata nel XIV secolo e posta in cima al borgo. Crollata durante il terremoto del 2009, è attualmente in ricostruzione, e avrebbe dovuto essere completata nel 2017, ma a gennaio 2018 i lavori sono ancora molto lontani dall'essere terminati. Si trattava di una torre di vedetta a pianta circolare, in pietra di montagna, con alcune finestre sul corpo centrale e un coronamento di merlature semplici alla sommità. Quel che rimane della torre è circondato un'impalcatura metallica che ne ricalca la forma e le dimensioni.

Chiesa Madre La chiesa madre si trova nella piazzetta della chiesa, accanto alla porta urbica. Costruita come cappella medicea nel XV secolo, oggi è la parrocchiale del centro, decorata da una facciata con portale in stile classicheggiante e uno stemma dei Medici sull'architrave. Il piccolo campanile è a vela.

Palazzo Mediceo "La Bifora" Il palazzo più grande fu costruito dai Medici come residenza signorile, lungo la via della chiesa. La costruzione in pietra ha due grandi bastioni, e due finestre bifore di gusto tardo-gotico. Il palazzo nei primi anni 2000 è stato trasformato in un albergo ristorante, uno dei più visitati, con il nome: "La Bifora". La facciata che dà verso l'interno del paese è decorata da un ordine di logge classicheggianti.

Porta urbica Si trova a fianco la chiesa, lungo la via dei "vicoli", scorci caratteristici del borgo. La porta ha arco a tutto sesto, con lo stemma dei Medici sull'architrave. La parte della sommità è rialzata, perché in passato vi risiedevano le guardie di vedetta.

Chiesa di Santo Stefano fuori le mura Si trova poco fuori dal centro, ed è la chiesa più grande del comune. Costruita nel XIII secolo circa. è stata rimodellata nel Rinascimento. Ha navata unica, planimetria longitudinale rettangolare, e un campanile a torre con cuspide.

Santuario della Madonna delle Grazie Si trova poco fuori il centro, presso il laghetto di Santo Stefano. Cappella pastorale costruita nel XVII secolo, poi ampliata, è a navata unica, barocca, con portico sulla facciata. Danneggiata soprattutto nel portico nel 2009, è in restauro.

Luoghi di interesse naturalistico Laghetto di Santo Stefano Percorso naturalistico guidato fino a Rocca Calascio Percorso sciistico per l'Ippovia del Gran Sasso

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