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Nel Parco Nazionale d'Abruzzo, a Barrea " perla incantevole " si trova appollaiato alle pendici dil Monte Greco, l'albergo ristorante"La Poiana.

Nell'antico casale di fine 800, interamente ristrutturato, il visitatore può immergersi nel verde e nella tranquillità, confortato da un ambiente caldo e comodo. Le camere sono ampie e tutte dotate di servizi privati e TV color.

Al ristorante la Poiana puoi gustare la tipica cucina abruzzese legata alla genuinità dei prodotti tipici di questa terra, piatti tipici accompagnati da un buon vino.
Il paesaggio che si puo’ godere dall'ampia terrazza antistante il casale è di una bellezza selvaggia, le cime superbe dei monti si specchiano nelle verdi acque del lago di Barrea e le case dei borghi intorno contribuiscono a creare un'atmosfera fiabesca.

La Poiana consente un soggiorno rilassante ricco di escursioni e passeggiate a cavallo, in barca e muntain bike.

Il solarium naturale permette in estate bagni di sole e di salute mentre gli impianti e le piste di Pescasseroli e Roccaraso sono raggiungibili in breve tempo, e offrono d'inverno agli sciatori giornate sulla neve indimenticabili.

Il territorio della Vallis Regia (nome che indica il comprensorio del lago di Barrea formato dalla città omonima, Villetta Barrea e Alfedena) fu abitato sin dall'età preistorica, come attestano i ritrovamenti archeologici nella vicina grotta "Graziani". È probabile che ad abitare questo territorio fossero gruppi di cacciatori provenienti da quote più basse, che giungevano alla ricerca di grosse prede e selce. Alcune antiche necropoli testimoniano la presenza, almeno dal primo millennio a.C., di popolazioni stanziali che praticavano agricoltura e allevamento. Numerosi sono infatti i luoghi di sepoltura rinvenuti nella Vallis Regia, tutti riconducibili ad un periodo compreso tra il VII secolo a.C. e il IV secolo a.C. Dall'analisi dei reperti come armi o skyphos si è giunti alla conclusione che a popolare questa zona dell'Alto Sangro fossero gruppi con una forte connotazione guerriera, appartenenti con tutta probabilità alla tribù sannitica dei Pentri.

Nel periodo romano imperiale, dopo la sottomissione della popolazione autoctona con le guerre sannitiche, il territorio subì un lento processo di romanizzazione, che apportò profondi cambiamenti sociali, economici e culturali. È in questo momento che si afferma a Barrea la pastorizia transumante verso l'odierna Puglia settentrionale. Già dal basso impero le zone montane del Sannio sprofondano in una fase di grande decadenza, che a seguito delle devastazioni della guerra greco-gotica e alla conquista longobarda culminerà con la fine della transumanza a lunga distanza.

Con la cristianizzazione e la diffusione del monachesimo benedettino cessò lo spopolamento. Agli inizi dell'VIII secolo i monaci edificaziono nella valle un monastero dedicato a San Michele Arcangelo, che visse un periodo di grande prosperità fino alla sua completa distruzione da parte dei Saraceni agli inizi del X secolo.

Quando nel 1017, a seguito di un periodo di abbandono, le proprietà di Sant'Angelo di Barrea vennero affidate all'abbazia di Montecassino, ebbe inizio la creazione dell'odierno borgo. Il progetto fu avallato dai monaci, che intendevano raccogliere la popolazione della valle in sedi meglio munite e più facilmente difendibili. In epoca feudale, il controllo di Barrea fu dapprima ai Di Sangro, poi ai Caldora e infine ai D'Afflitto. A trainare l'economia di questa fase storica fu la ripresa dell'industria armentizia, avviata dai Normanni e regolamentata da Alfonso I d'Aragona, che nel 1447 istituì la Dogana della mena delle pecore in Puglia e riaprì i tratturi.

Con l'estinzione della famiglia d’Afflitto, il ducato di Barrea fu ereditato da Giovanni Battista Caracciolo, principe di Melissano, che ne rimase in possesso fino al 1806, quando cessò di esistere il regime feudale. Poco dopo vi fu l'abolizione della Dogana e il ritiro della concessione delle terre del Tavoliere, che portarono al declino l'industria armentizia e l'intero tessuto economico dell'Abruzzo montano.

Nel 1837 fu realizzata una strada rotabile per collegare il paese alla consolare degli Abruzzi. In seguito all'unità d'Italia prese piede il fenomeno del brigantaggio, che si caratterizzò da episodi violenti che ebbero importanti conseguenze economiche e sociali.

La crisi della pastorizia transumante, l'incremento demografico e la generale crisi di fine secolo diedero avvio al fenomeno dell'emigrazione, che ebbe il suo apice tra i primi anni del XX secolo e l'inizio della prima guerra mondiale. La principale meta dei barreani furono gli Stati Uniti. Vi fu poi l'emigrazione interna al territorio italiano, in particolare verso Roma. Negli anni venti, la popolazione era fortemente decurtata.

Barrea si ritrovò sul fronte durante la seconda guerra mondiale, dal momento che si affacciava alla linea Gustav. La popolazione fu costretta a sfollaree il paese subì gravi danni e ingenti saccheggi. Al loro ritorno, i barreani si ritrovarono in una condizione di miseria assoluta. Con il declino delle economie tradizionali ripartì l'emigrazione, foraggiata dalla creazione del lago, agli inizi degli anni '50, che strappò all'agricoltura le terre più fertili. Altra battuta d'arresto per il paese fu il terremoto del 1984, che ha causato la definitiva perdita del suo tessuto sociale

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